"Capirne il senso per ritrovare la spontaneità..."
L’ansia è uno stato di allerta, di agitazione dell’organismo di fronte ad un pericolo o la percezione di un pericolo, spesso non sempre chiaro alla persona.
Di per sé l’ansia non ha una valenza negativa se limitata nel tempo: può rivelarsi vantaggiosa, stimolando i meccanismi fisiologici finalizzati ad affrontare un pericolo. Tuttavia, quando diventa costante ed elevata, le attività quotidiane e le relazioni diventano difficili da gestire.
"L'ansia è definita come uno stato di eccitazione senza il sostegno dell’ossigeno."
In terapia l’obiettivo non è tanto quello di placare l’ansia, ma di capirne il senso e darle voce, di capire verso cosa ci vuole portare. L’ansia è un’eccitazione positiva che però non trova sostegno e orientamento, per cui viene avvertita come sgradevole e disorientante.
Ansia, angoscia, paura e fobia descrivono espressioni simili: l’incapacità di reagire alle pressioni esterne, di dare voce alla propria creatività e di prendere decisioni autonome, con un conseguente senso di impotenza relazionale e lavorativa.
Quando l'ansia è invalidante, il supporto farmacologico può essere d'aiuto per sostenere il lavoro di psicoterapia. È fondamentale però non isolare i farmaci dal percorso terapeutico.
Il farmaco riduce il sintomo ma non ne spiega il senso: senza un lavoro di cambiamento su di sé, il sintomo potrebbe ricomparire in altre forme una volta sospesa la terapia farmacologica.